buone vacanze !

sdasda
noi siamo quasi in partenza.

Milano ci attende.

lascio un sacco di cose da terminare.

adsdsdsfsdfsfmargotte da curare.

aadawewsemini da innaffiare.

Nelly Nerdfgdgfdfo Pop Startalee su cui pregare.

IMG_0551e quadrupedi da strapazzare.

ogni volta che parto,
mi fanno male le radici.

è per questo che devo tornare subito !

buone vacanze !

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il libro sul comodino: le poesie di Roberta Dapunt

rob dapin questi anni di maturità e disincanto mi sono timidamente riavvicinata alla poesia.

roberta dapunte anche se non mi infiamma più come un tempo, mi piace mandare i versi a memoria, e rigirarmeli nella testa, per il solo piacere che mi danno certe parole messe in fila nel modo giusto.

mi piacciono molto i poeti che vivono anni luce lontani dal mio mondo ma vicini alle stesse solitudini.
mi incuriosiscono le cose che riescono a trovarci dentro e l’incredibile abilità che hanno nel trasformarle in versi.

roberta-dapuntIMG_3508_GWRoberta Dapunt vive in un maso della Val Badia, dove l’inverno dura da ottobre a maggio e dove le montagne fanno quello che devono fare, senza sconti nemmeno per i poeti.

nei suoi versi c’è la bellezza di ciò che la circonda, la ricerca di un rapporto con Dio e soprattutto il racconto di un quotidiano fatto di poche cose, semplici e sacre.

Roberta-Dapunt-c-Daniel-Toechterle_3
L’amo così, profumata di ultime erbe incolte,
respinte per indifferenza sulle chine contorte,
difficile comprendere il silenzioso novembre e i luoghi,
che ogni anno di più reclamano il fischio sommesso della falce
e una verde urgenza servita a niente.

Io ti parlo da semplice condizione,
senza narrazioni sacre di avvenimenti,
senza i racconti in dottrine di imprese e di gesta,
senza le origini di dei e di eroi.
Riservato campo il mio, in cerca solamente di zitte presenze
e del comune esistere, poichè il tempo
in questo luogo è morsa di accadimento sempre uguale.

Casa mia è il maso, dentro il quale fluiscono anni e coscienza,
cadenza che non chiede il permesso di denunciare
ad ogni sguardo, in ogni angolo il suo passato,
epifania presuntuosa di generazioni avvenute.
Misurata vita la nostra, durata giusta che ha da spartire i mesi
tra i pochi fieni raccolti al sole e il loro fruscio ruminato al buio.
Il resto, passante, è silenzioso rimanere quando il tuo è ritorno.

L’amo così, lungo il colmo di abeti in pastura di quiete,
quando si fanno orlo i freddi campi e le nutrite nubi
e si leva una conversazione muta tra la libertà e misericordia.
E’ congiuntura, che accade una volta soltanto dentro l’anno,
chi torna da greppie riempite lo sa
e sa che il momento prima della neve ha un odore.

Ma soprattutto l’amo nella misura di chi sa scernere un’erba dall’altra
e condividere due silenzi di dovere, differenti
soltanto per un gesto tracciato da un segno di croce.
Civiltà contadina contata ormai in poche mani,
mentalità imprescindibile, semente nostra da salvare,
possidente di manualità che non conosce il giorno di riposo
e tiene il merito a fronte alta di abitare la montagna.

E dunque, espongo in questi versi, a te che passi un punto di vista,
che una stalla non è il volto della modestia,
bensì il tornaconto dei concimi versati.
E’ traccia immutabile di rinnovamento,
il beneficio di un vivere consueto lasciato in abbandono dai tanti.
Ciò che conosciamo da sempre ora ci succede di riconoscere soltanto.

dapunt_webdi ritorno dalla stalla

In questo buio compatto è perpetuo novembre.
Sei tu Dio? Onnipresente sconosciuto.
Perchè io so che tu sei,
lo sanno i miei sensi,
quando tornano dalla stalla.

Tutto è qui nella riservatezza rurale che ripeto
mattina e sera, spesso unico sentiero
che pesto come a passeggio verso casa.

Tutto è qui. Qui è l’avvenire,
qui è il tempo che passa e la morte che viene,
in questo gesto comune è la mia alleanza
posta fieno su fieno,
letame dopo letame,
solitudine per solitudine,
nell’amore alla vita, perchè vita è l’unico supporto,
qui su questo percorso, umile gioia dei giorni.

 

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ossessione d’aprile

origami8 aprile (19)origami (1)gli origami mi piacciono da sempre.

mi piace la sensazione che dà il ripetere pazientemente le pieghe sulla carta, fino a trovare la perfezione dell’incastro, il millimetrico combaciare di angoli e bordi.

mi piacciono le carte giapponesi, le gru della leggenda, i fiori appuntiti e i piccoli insetti.

8 aprile (18)8 aprile (16)e da qualche settimana ho preso una sbandata per lei : Mademoiselle Maurice.

le sue installazioni di origami sono sparse un po’ in tutto il mondo e sono semplicemente spettacolari.

una delle cose più belle ed originali che mi sia capitato di vedere.

8 aprile (17)8 aprile (15)ovviamente mi è subito venuta voglia di farne una sul muro del mio portico, sperando che la protezione del tetto la renda meno effimera e più duratura delle sue… e quindi son qui che appena posso, come un’invasata, piego farfalle, camelie e cicale !

8 aprile (1)8 aprile (12)8 aprile (11)ma non solo.

8 aprile (7)8 aprile (5)8 aprile (3)8 aprile (8)perchè ai ritmi della casa e del giardino non posso proprio rinunciare.

8 aprile (2)8 aprile8 aprile (9)8 aprile (6)8 aprile (10)8 aprile (4)8 aprile (14)8 aprile (13)e anche se c’è stata gente costretta alla clausura per fare i compiti e il caldo non era poi così caldo e gli insetti non sono poi tutti così carini come sembra,
ci siamo goduti un bel fine settimana di quiete, immersi nei profumi delle fioriture e incantati dalla follia dei nostri gatti-pazzi.

e davvero non posso desiderare nulla di più di quello che ho.

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il libro sul comodino: ‘in giardino non si è mai soli’ di Paolo Pejrone

9788807818431_quarta.jpg.448x698_q100_upscalequesto non è un libro per tutti.

in rete ho letto critiche asprissime sulla sua noiosità e pedanteria ma posso assicurarvi che non è vero niente.

è solo che Pejrone si è un po’ sovraesposto tra citazioni e televisione e in troppi hanno cominciato ad aspettarsi da lui cose diverse da quelle che sa veramente fare.

vibra01non è un romanzo e non è nemmeno un vero diario, non nel senso letterario del termine.

si tratta di appunti sulle sue esperienze con le piante e i fiori, ricordi di giardini visitati in passato, osservazioni sui mutamenti legati alle stagioni.

è un libro che la prima volta si legge tutto d’un fiato e poi si tiene lì, a portata di mano, per trovare un’ispirazione o un incoraggiamento.

è un libro bellissimo ma adatto solo a chi condivide già con l’autore la stessa passione per il giardino.

non sarà lui ad accendertela parlandoti di ortensie e glicini, devi averla già maturata per conto tuo e allora potrai davvero entrare in sintonia con la sua scrittura.

ven 4 aprile (12)ven 4 aprile (9)ven 4 aprileun merito che devo riconoscere ai miei genitori è che mi hanno sempre fatta vivere tra i fiori, tantissimi fiori.

però ai tempi m’importava davvero poco delle loro paturnie sull’andazzo delle azalee o delle camelie.

avevo altri interessi io, ero giovane e frivola.

ven 4 aprile (8)ven 4 aprile (7)ven 4 aprile (4)ven 4 aprile (3)ven 4 aprile (5)ma tutto quel colore e quella bellezza in cui sono stata immersa devono in qualche modo essermi entrati sottopelle, trasformandosi in una esigenza.

in un altro bisogno primario.

io senza piante non so stare.

ven 4 aprile (17)ven 4 aprile (1)ven 4 aprile (11)ven 4 aprile (18)ho bisogno di seguire la loro vita passaggio dopo passaggio.
di scoprire le piccole esistenze che vi si svolgono.
di meravigliarmi per l’incanto e il profumo dei boccioli di primavera.

e soprattutto, e questo ha davvero dell’incredibile, io ho bisogno di prendermene cura.

ven 4 aprile (13)ven 4 aprile (14)ven 4 aprile (10)ven 4 aprile (2)ven 4 aprile (6)ven 4 aprile (16)ven 4 aprile (15)suppongo che tutto questo sia solo il primo passo verso il mio totale declino.
verso un futuro da vecchia bislacca e sdolcinata.

non so cosa ne sia stato di quella giovane ragazza dal cuore ribelle e dalla testa piena di sogni ambiziosi e trasgressivi.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA dsc_1824so solo che io, adesso, voglio diventare la nuova Gabriella Buccioli !

buon fine settimana !

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la frase che più mi rappresenta

1 aprile 2014 (16)1 aprile 2014 (17)qualche sera fa il piccolo di casa ci ha sottoposti ad un test tipo “vediamo quanto conosci i tuoi familiari”

1 aprile 2014 (18)1 aprile 2014 (19)1 aprile 2014 (20)1 aprile 2014 (21)è bello vedersi con gli occhi degli altri, scoprire che le tue finzioni sono così palesi da non convincere nessuno, accorgersi che i tuoi figli ti conoscono meglio di quanto tu creda.

1 aprile 20141 aprile 2014 (4)1 aprile 2014 (5)aprile (6)aprile (5)e se alle domande sul colore preferito, animale preferito, film preferito, cibo preferito eviaeccetera, nonostante le accese contestazioni, si è arrivati a risposte pressochè definitive, clamorosa è stata la ribellione di tutti al quesito “qual è la frase che dice più spesso?”.

1 aprile 2014 (8)1 aprile 2014 (10)1 aprile 2014 (13)aprile (2)aprile (1)aprile (3)aprileaprile (4)1 aprile 2014 (7)anni e anni di studio, meditazione, autoanalisi, apertura al mondo e alle sue bellezze, curiosità, amore, passioni…e la frase che mi contraddistingue sarebbe stavo tanto bene nel letto ?!!

giammai potrò accettarlo !

1 aprile 2014 (15)1 aprile 2014 (2)1 aprile 2014 (1)e non è che agli altri membri della famiglia sia andata tanto meglio, perchè anche le loro frasi  sono tutte legate ai bisogni primari del mangiare e del dormire.

e insomma ci abbiamo ovviamente molto scherzato e riso ma io davvero son qui che mi interrogo su cosa sto lasciando ai miei posteri !!

non citazioni shakspiriane, non perle di saggezza, non motti di vita da tatuarsi sulle braccia…no.

adagi sui bisogni primari.

roba tipo il bisognino fa trottar la vecchia.

1 aprile 2014 (3)siamo una famiglia schifosa !

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il libro sul comodino: ‘Disegnare il vento’ di Ernesto Ferrero

Layout 1«Sin da ragazzo gli piaceva disegnare navi, vascelli alberati, cutter, brigantini, e più c’erano alberi e vele e sartie più godeva, specie a tratteggiare battaglie navali, le nuvolette che fanno i cannoni quando sparano.
- Mi piaceva disegnare il vento, – ha detto quasi commosso, come scoprisse qualcosa di sé che prima non sapeva. – Era un po’ come disegnare la libertà, la forza. La vita. Rendere visibile l’invisibile».

ernesto-ferrero
io a dirla tutta Salgari l’avevo sempre snobbato.

ricordo che quand’ero bambina andava di gran moda uno sceneggiato ispirato a Sandokan e i miei fratelli leggevano avidamente questi libri di avventure esotiche, le cui copertine mi apparivano troppo aggressive per una fanciulla estimatrice di Candy Candy e altre romantiche eroine.

p2salgari_tigre_copysalgari_francobollo
avendolo taggato come scrittore di roba da maschi, Salgari è uscito definitivamente dai miei orizzonti letterari,  salvo poi rientrarci in modo prepotente grazie a questo libro bellissimo che narra in forma romanzata la sua vita.

Emilio_Salgari_ritrattola vita di Salgari è stata una tragedia e in tragedia si è conclusa ma è stata anche un’esistenza carica di passioni, fantasie e amore per la famiglia.

era un sognatore puro, zeppo di contraddizioni e di tormenti e Ferrero ne traccia un ritratto indimenticabile, lasciando parlare coloro che con lui condividevano i giorni, le malinconie e le umiliazioni.

un libro straordinario come straordinario era l’uomo che racconta.

1705006_0ne sono rimasta così folgorata da riuscire a fatica a rassegnarmi all’amarissima conclusione della sua vita e di quella dei suoi cari e non avevo cuore di lasciarli un’altra volta al loro destino, tanto che mi sono subito buttata su un’altra biografia.

125737925-6c5f29da-5491-4036-acd8-43565f5ac479sal2incredibili sono poi le storie che corrono parallele a quella del protagonista e tra tutte mi piace ricordare quella di Alberto della Valle, geniale illustratore dei romanzi di Salgari, che reclutava l’intera famiglia a rappresentare le scene da riprodurre.

salgari“Quando si è giovani si è già immortali e basta. Ci sono giorni che odio Sandokan, Yanez, Tremal-Naik, il Corsaro Nero proprio perchè continueranno a vivere senza di me. Io non posso più farli morire, neanche se voglio. Una volta non potevo perchè avevo bisogno di loro per raccontare nuove storie. Adesso sono così forti che possono fare a meno di chi li ha creati. Come i figli, lo stesso. Crescono, vanno per il mondo e tu per loro diventi un peso. Ti sopportano. Li sento che ridono di me, i personaggi, la notte. Stanno sul ballatoio e ridono. Si sono ribellati a quel vecchio mona del paròn.”

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il perfetto yogurt autoprodotto

yogurt5dopo quasi un anno di esperimenti, esaltazioni e fallimenti, torno a parlare di yogurt fatto in casa.

ho iniziato la mia produzione nel modo più tradizionale e cioè mescolando un vasetto di yogurt intero ad un litro di latte e un cucchiaio di zucchero, messi poi a fermentare nella yogurtiera elettrica.

il risultato è stato clamoroso sia per l’incredibile profumo che per il sapore, acidulo ma gustoso e gradevole.

yogurt (1)il difetto grosso stava nella consistenza.

il mio yogurt non è mai stato denso e cremoso come doveva essere, tanto che il più delle volte utilizzavo il cucchiaino solo per ripulire il bicchiere, visto che mi veniva più comodo trangugiarlo direttamente.

certo, non sta scritto da nessuna parte che lo yogurt debba essere denso per essere buono e fare bene, ma a parer mio la cremosità è qualcosa che appaga oltremisura il consumatore.

quindi mi sono incaponita e per mesi ho variato tutte le possibili variabili della composizione di base, ottenendo però sempre lo stesso risultato.

vgyogurtfino a quando leggendo questo libro è saltata fuori  l’opzione dell’aggiunta di  latte in polvere.

yogurt (3)2444latte in polvere che in italia sembrava introvabile e sconosciuto persino nei negozi più forniti.

poi però come al solito a risolvere i miei problemi ci ha pensato il web ed ecco qui, direttamente dal sito di Naturei, le mie preziose confezioni di latte che con poca spesa copriranno la mia produzione per almeno due anni.

ed è incredibile come due cucchiai di questa profumata polverina abbiano fatto la differenza che cercavo da sempre.

yogurt (2)ora lo yogurt è perfetto.
cremoso, denso e pronto ad accogliere gli ingredienti freschi che la primavera e l’estate stanno per regalarci.

e forse sembrerà un po’ meno naturale e biologico e poetico ma è così buono…!

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rubrica: il libro sul comodino

premio-nobel-de-literatura-chileno-pablo-neruda-2013-03-22-57728avere una rubrica fissa nei blog è una cosa che va molto di moda e che mi piace assai.

vado pazza per lo yarn along, i this moment, il corner view e gli attimi di serenità.

e non è che non abbia provato anche io a mettermi di buzzo buono per aderire ad uno di questi progetti ma sono troppo incostante e imprecisa per riuscire a portarne avanti uno come si deve, soprattutto se si tratta di fotografie a tema.

nerudaepperò la rubrica la voglio anche io!

quindi ho deciso di inaugurarne una che non richiedesse troppi sforzi e che riguardasse qualche cosa che ogni giorno si intreccia alla mia vita in modo spontaneo.

romanzi e poesie sono la prima cosa che mi è venuta in mente.

pablo-neruda-ve-matilde-urrutiaNeruda è un poeta così popolare che non ha bisogno di introduzione.

l’ho amato moltissimo da ragazza, quando attraversavo il mio periodo comunista, poi l’ho perso di vista per molto tempo ma lo ritrovo ora, negli anni della maturità, e gli leggo dentro cose così diverse che mi consentono di sentirlo ancora vicino.

Matilde-Urrutia-and-pablo-neruda
le sue odi sono tra le mie poesie preferite.
mi piacciono tutte e tutte mi appartengono.

tra le meno famose ho scovato questa

ODE AI CALZINI

Mi portò Maru Mori
un paio di calzini
che lavorò con le sue mani
di pastora,
due calzini morbidi
come conigli.
In essi
misi i piedi
come in
due
astucci
tessuti
con fibre del
crepuscolo
e pelle di pecora.

Violenti calzini,
i miei piedi furono
due pesci
di lana,
due larghi squali
di azzurro ultramarino
attraversati
da una treccia d’oro,
due giganteschi merli,
due cannoni:
i miei piedi
furono onorati
in questo modo
da
questi
celestiali
calzini.
Erano
tanto belli
che per prima cosa
i miei piedi mi sembrarono
inaccettabili
come due decrepiti
pompieri, pompieri
indegni
di quel fuoco
ricamato,
di quei luminosi
calzini.

Tuttavia
resistetti
alla tentazione acuta
di custodirli
come i collegiali
preservano
le lucciole,
come gli eruditi
collezionano
documenti sacri,
resistetti
all’impulso furioso
di porli
in una gabbia
d’oro
e dargli ogni giorno
miglio
e polpa di melone rosato.
Come scopritori
che nella selva
si dedicano al rarissimo
cervo verde
allo spiedo
e se lo mangiano
con rimorso,
stesi
i miei piedi
e mi infoderai
i
bei
calzini
e
dopo le scarpe.

E qui sta
la morale della mia ode:
due volte è bellezza
la bellezza
e quello che è buono è doppiamente
buono
quando si tratta di due calzini
di lana
nell’inverno.

***
buon fine settimana

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sulle strade della pallavolo

18 marzo 2014 (13)il bello di questi tornei di pallavolo è che ti portano a visitare paesini sperduti in cui mai e poi mai metteresti piede in assenza di una sagra.

18 marzo 2014 (14)18 marzo 2014 (15)18 marzo 2014 (18)18 marzo 2014 (16)18 marzo 2014 (17)18 marzo 2014 (12)18 marzo 2014 (11)e invece val la pena di farci una passeggiata, la domenica all’alba delle nove, quando fuori ci sono solo i nonnetti che vanno al bar per leggere il giornale e dalle finestre si spande il profumo del soffritto messo su presto perchè a pranzo vengono i nipoti.

18 marzo 2014 (20)18 marzo 2014 (21)certo spararsi tre partite di seguito può essere terribilmente deleterio per noi anziani genitori, costretti a stare con le chiappe per terra giusto quelle quattro orette… ma se un gruppo di ragazzine impacciate ne vince ben due e ti regala emozioni completamente nuove, il mal di schiena che ti porti a casa ha un suo perchè.

18 marzo 2014 (23)18 marzo 2014 (24)18 marzo 2014 (22)vedere mia figlia che gioca a pallavolo mi sconvolge allo stesso modo di quando la vedo azzannare una fiorentina al sangue.
mi sembra incredibile che sia veramente lei e che sia così lontana da ciò che ero io alla sua età o da quello che desideravo che fosse.
ma la vivo come una scoperta straordinaria e continua, che mi entusiasma e riempie di domande e riflessioni.

18 marzo 2014 (19)e insomma mi sono presto rassegnata alla pragmaticità di mia figlia ma so che se voglio discorrere di concetti e principi filosofici posso sempre ripiegare sul piccolo che è il vero intellettuale di casa ed è l’unico bambino di dieci anni che ancora non sa andare in bicicletta ma che sa benissimo cosa vuol fare da grande ( il fumettista) e ogni giorno si applica ore e ore per avvicinarsi al suo sogno.

***
18 marzo 2014 (6)18 marzo 2014 (7)18 marzo 201418 marzo 2014 (1)18 marzo 2014 (5)18 marzo 2014 (2)18 marzo 2014 (4)a ridarmi il buonumore e la mia consueta flemma ci ha pensato poi il sole caldo che mi ha permesso di smontare le serre e ricollocare le piante a portata di occhi.

18 marzo 2014 (10)18 marzo 2014 (8)18 marzo 2014 (9)gli occhi belli dei miei mici, sterilizzati di fresco e malinconici come non mai.
e anche se il veterinario mi ha rassicurata mille volte sul fatto che faccio solo il loro bene, io continuo a non esserne del tutto convinta e macerandomi nel senso di colpa li vizio in ogni modo possibile e immaginabile.

buona primavera

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come sopravvivere a un figlio adolescente ?!

9marzo2014 (1)il fatto che io sia un animale estremamente domestico credo traspaia in ogni mio post.

dentro il perimetro della nostra casa stanno tutte le mie passioni, i miei doveri, le mie gioie e i miei turbamenti.

non c’è noia dentro casa mia e nemmeno stress.

9marzo2014 (2)dunque il posto migliore dove stare, questo è certo,  ma soprattutto, per quel che mi riguarda, dove TORNARE.

e questo implica necessariamente il doverla lasciare per recarsi altrove, a fare altre cose che mi piacciono e che mi regalano entusiasmi, emozioni e colori che da sempre riempiono la mia vita.

9marzo2014 (6)ma qui nascono i problemi.

9marzo2014 (8)i miei figli ultimamente durante il week end vogliono solo stare a casa.

9marzo2014 (7)accampano scuse da sessantenni, robe del tipo “sto fuori tutti i giorni della settimana almeno il sabato e la domenica voglio godermi casa mia!”.

cose che giammai avrei pensato potessero uscire dalle bocche che io stessa ho generato.

9marzo2014 (10)9marzo2014 (12)9marzo2014 (13)e se prima dovevo lottare solo con il piccolo, quest’anno, complice un ingresso a passi pesanti nell’adolescenza, l’osso duro è diventata mia figlia.

9marzo2014 (9)mia figlia, che per sua sfortuna ha ereditato il gene del cattivo carattere appartenente da sempre al ramo femminile della mia famiglia, ci segue recalcitrante e sbrontola senza sosta davanti ad ogni nostro accenno di entusiamo.

9marzo2014 (11)9marzo2014 (14)una volta partita per la tangente del malumore recuperarla è difficilissimo.

9marzo2014 (4)9marzo2014 (5)9marzo2014 (3)fortunatamente conosciamo il suo punto debole e il ristorante cerchiamo di giocarcelo come ultima carta.

epperò non posso non interrogarmi su questo cambiamento radicale, che suona più come un atto di ribellione che come una vera e propria esigenza.

quanti altri malumori dovrò fronteggiare da qui ai prossimi dieci anni ?!

e soprattutto, saranno sempre così poco creativi e puzzeranno di dispetto allo stato puro o subiranno un’evoluzione capace di trasformarli in qualcosa di stimolante anche per chi li deve subire ?

io lo spero di cuore perchè altrimenti non sono sicura di farcela.

IMG_9266calzinia smaltire il nervoso mi aiuta tra le altre cose la sindrome della lanista che si è ormai totalmente impossessata di me.

9marzo2014e se terminare il maglione perfetto ha innalzato l’astina del mio orgoglio sino a livelli sconosciuti, non vi dico l’effetto che sta avendo l’aver finalmente carpito il magico segreto del gioco di ferri.

calzini (2)pensavo fosse una missione impossibile invece il mio calzino cresce che è una meraviglia e credo anche di averne compreso la costruzione e la struttura, tanto che saprei farne uno persino senza schema.

calzini (1)ed è subito sock mania !

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