venezia è un pesce* (terza e ultima parte)

venezia 3 parte (4)venezia 3 parte (5)venezia 3 parte (3)venezia 3 parte (34)“Vai al mercato di Rialto,
dall’imbocco di campo san Giacometo al campiello de le Becarìe; non
viceversa: la direzione che ti suggerisco non è casuale. Comincia
usmando verdura e frutta, dalle calli oltre ruga Rialto, a ridosso
del canal Grande, e già che ci sei spennella la retina con i colori
delle piramidi vegetali, lasciati titillare il timpano dal crepitio
delle sporte della spesa in polietilene, dalle grida in dialetto dei
fruttivendoli. Poi però termina il giro del mercato in Pescheria: eh
sì, questa parentesi aromatica è già terminata, ci sono altri
paragrafi maleodoranti che ci aspettano, devi riabituare l’olfatto
stordendolo di pesce. Cascate di biomassa viscida palpitano nelle
cassette di metallo, macchiano il ghiaccio tritato, sbrodolano
granatine organiche. I pescivendoli con gli stivali di gomma si
sporgono sulle bancarelle, affondano gli avambracci fino al gomito
nella fresca gelatina cadaverica; sulla bilancia riempiono cartocci
impermeabili e sacchetti trasparenti con le mani livide, le unghie
incrostate di seppia nera, sangue salmastro, bava collosa.”*

venezia 3 parte (31)venezia 3 parte (35)venezia 3 parte (32)venezia 3 parte (36)venezia 3 parte (37)venezia 3 parte (38)venezia 3 parte (41)venezia 3 parte (40)venezia 3 parte (42)venezia 3 partevenezia 3 parte (8)venezia 3 parte (6)venezia 3 parte (7)venezia 3 parte (39)venezia 3 parte (46)venezia 3 parte (45)venezia 3 parte (44)venezia 3 parte (43)venezia 3 parte (47)venezia 3 parte (50)venezia 3 parte (48)venezia 3 parte (49)“Venezia è fondata su un cadavere. Mille anni fa il furto dei resti
di san Marco le ha garantito l’indipendenza. Dev’essere per questo
che alcune mummie fanno capolino in città, si venerano nelle teche di
vetro: santa Lucia, ma anche san Giovanni Elemosinario nella chiesa
di san Giovanni in Bragora; un paio di cadaveri egizi al Museo
archeologico in piazza san Marco; il sarcofago di Nehmekhet e qualche presbitero armeno, dalla narice dilatata per estrarre il cervello
durante il processo di imbalsamazione, nell’isola di san Lazzaro
degli Armeni; e una prodigiosa sacerdotessa dei coccodrilli nel Museo
di storia naturale dentro il fondaco dei Tedeschi. La sacerdotessa è
distesa in mezzo a uno zoo di animali impagliati e a una collezione
di armi, strumenti quotidiani e opere d’arte dell’Ottocento africano.
L’ha portata in città il più trascurato, il più sfortunato, il meno
celebrato dei leggendari viaggiatori veneziani. Alla metà del
diciannovesimo secolo, infatti, non c’erano solo gli inglesi e i
francesi che andavano a caccia delle sorgenti del Nilo: Giovanni
Miani ce l’aveva quasi fatta, barattando per mezza Africa le perle di
vetro di Murano (le contarìe), sopportando dissenterie e alluvioni e
boicottaggi internazionali e derisioni in patria, togliendosi denti
da solo, cavalcando un toro dopo che gli era morta l’asina,
rintuzzando i depistaggi degli indigeni diffidenti, le fughe notturne
dei portatori. Si è ammalato a poche giornate di marcia dal lago
Nyanza e ha fatto dietrofront: progettava di tornare ma, un paio
d’anni dopo, Speke e Grant l’hanno bruciato sul traguardo.
Ecco come Miani descrive la teca: «Vedesi entro i vetri, una Mummia
con la faccia dorata. Questa venne trovata nella grotta dirimpetto
Manfalut, sopra la catena Arabica, ove si trovano millioni di
Coccodrilli imbalsamati. Avanzando in questa grotta trovai corpi
umani sepolti fra i grandi rettili come qui si vede. Siccome venne
spogliata qui, così sappiamo ch’è Mummia di donna, e perciò credo che fosse una delle sacerdotesse, ricordate da Erodoto, che nutrivano i
sacri amfibi, e quando morivano venivano seppellite assieme».”*

il museo di storia naturale ai bambini è piaciuto tantissimo e anche noi grandi l’abbiamo trovato tra i migliori mai visitati.
il percorso è suddiviso in aree tematiche e la ricostruzione degli ambienti è davvero originale e curata.
la sezione africana, che fa capo al Miani ha un che di commovente, soprattutto se si ha la pazienza di fermarsi a sfogliare i suoi diari per ritrovare le amarezze e i  sogni che lo muovevano ai suoi incredibili viaggi.

venezia 3 parte (30)venezia 3 parte (29)venezia 3 parte (10)venezia 3 parte (21)venezia 3 parte (11)venezia 3 parte (19)venezia 3 parte (20)venezia 3 parte (24)venezia 3 parte (23)venezia 3 parte (27)venezia 3 parte (26)venezia 3 parte (28)San Marco è piaciuta soprattutto a me, che sono una fanatica dei mosaici ma sconsiglio vivamente di limitarsi alla visita della sola basilica inferiore, vale la pena  spendere cinque euro per assicurarsi l’accesso alla zona superiore con la loggia e le meraviglie esposte nel museo.

venezia 3 parte (25)venezia 3 parte (22)venezia 3 parte (17)venezia 3 parte (16)venezia 3 parte (2)venezia 3 parte (14)venezia 3 parte (13)venezia 3 parte (12)venezia 3 parte (1)venezia 3 parte (18)venezia 3 parte (15)e poi ci è piaciuto passeggiare per le strade, spalla a spalla con frotte di turisti.

osservare i gabbiani, i piccioni e persino qualche inquietante topastro !

di gatti ne abbiamo avvistati davvero pochi e per placare l’astinenza l’unico in circolazione l’abbiamo fatto nostro, lasciando che ci spalmasse i vestiti di peli, per sentirci davvero a casa.

con l’ennesimo tramonto si è concluso il nostro viaggio e si conclude anche questa carrellata ( era ora, nè ).

a me, come al solito resta un po’ di magone per le vite non vissute e per la brevità del soggiorno.

un grazie particolare a Tiziano Scarpa che col suo libro mi ha ispirata e consigliata magnificamente.


*Tiziano Scarpa “Venezia è un pesce” Universale Economica Feltrinelli

5 thoughts on “venezia è un pesce* (terza e ultima parte)

  1. Che meraviglia! Sono mesi che ho voglia di Venezia, ma non è mai il momento giusto (adesso men che mai, con tutte le spese del trasloco).
    Che è successo ai gatti? L’ultima volta che ci sono andata io, 15 anni fa circa, ad ogni campo trovavi un capannello di gatti. Era un paradiso, un po’ come nella Favola di Venezia di Hugo Pratt.

    • mah, non so se siamo stati sfortunati noi, ma a me è parso proprio che di gatti non ce ne fossero ( e da lì la presenza di topi ). non so cosa sia successo, credo che il comune abbia adottato un piano di sterilizzazioni di massa, fatto sta che di mici non ne girano e per le fotografe-gattofile è davvero una brutta cosa !

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